
L’acido L-polilattico (PLLA) è un polimero sintetico biodegradabile, immunologicamente inerte e assorbibile, impiegato in medicina da oltre 30 anni sotto forma ad esempio di fili di sutura, viti, placche, impianti. Dalla fine degli anni ’90 viene utilizzato per la correzione delle lipodistrofie e più di recente è stato introdotto in medicina
estetica come filler a lunga durata d’azione.
L’azione di ‘Sculptra’ consiste nel provocare un aumento di volume del derma per neo-collagenogenesi. Per questa caratteristica il PLLA più che un filler (è classificato tra i filler semipermamenti) va considerato un ‘ricostituente’ del tessuto connettivo. Non richiedetest di allergia.
Come funziona. Le microparticelle di acido polilattico infiltrate con. un ago sottile nello strato subdermico, si degradano lentamente (dopo 12-30 mesi le particelle di polilattico si degradano fino al completo assorbimento), stimolando il tessuto circostante, con il risultato finale di una neocollagenogenesi (produzione di fibre collagene tipo 1). Questa lenta e progressiva produzione di collagene aumenta il volume nelle aree atrofiche. Per raggiungere un risultato soddisfacente, nei pazienti con piccoli difetti sono necessarie 2-3 sedute, in quelli con gravi alterazioni occorrono 5-6 sedute. I risultati ottenuti da un ciclo di trattamento possono durare anche 40 mesi (correzione media: 18 mesi). In caso di lipodistrofia il trattamento con acido polilattico è sicuramente il più indicato. Il materiale permette una correzione di vaste aree con un effetto assolutamente naturale, elastico, che non influenza la mimica facciale. In un periodo il gusto dei pazienti è orientato verso trattamenti estetici di ringiovanimento microinvasivi e di lunga durata, l’utilizzo dell’acido polilattico rappresenta un’eccellente alternativa all’intervento chirurgico.
Confrontato con altri filler, l’acido polilattico eccelle per la quantità di materiale utilizzabile, la durata della correzione e la scarsa frequenza di eventi avversi.
Con il PLLA è possibile sia la correzione di molti dimorfismi del volto, come i solchi naso-genieni e i solchi della marionetta, sia aumenti di volume in regione zigomatica e la correzione delle ‘borse’ sotto gli occhi, oltre che della dermocalasi delle guance. Oltre che nel volto inoltre il PLLA può essere utilizzato anche per correggere altre regioni corporee affette da cedimento dei tessuti (dermatocalasi) come l’interneo delle cosce o delle braccia (bat wings, ‘ali di pipistrello’). Non è indicato invece per la correzione di regioni dinamiche del volto quali le labbra e le aree intramuscolari.
Vantaggi. Le correzioni degli in estetismi del volto con PLLA forniscono risultati molto naturali, che si adattano perfettamente alla mimica facciale; la zona trattata torna inoltre molto ‘compatta’. I ritocchi sono necessari solo a distanza di molti mesi. Il principale vantaggio di questo prodotto, a parte la biodegradabilità e la lunga durata dei risultati, è la possibilità di individualizzare il trattamento, eseguendo correzioni distrettuali conformi ai desideri del paziente. Gli effetti collaterali (ematomi, edemi, arrossamenti, infezioni, noduli sottocutanei) sono simili a quelli degli altri filler utilizzati comunemente e riguardano meno dell’1% dei pazienti trattati.
I primi trattamenti on acido L-polilattico sono stati effettuati nel 1997 in Francia per la correzione della lipodistrofia del volto causata dalla terapia anti-retrovirale nei soggetti con infezione da HIV/AIDS. Gli ottimi risultati della ricostruzione dei tessuti molli e l’elevata tollerabilità del prodotto hanno portato al suo utilizzo anche per la correzione dei difetti estetici e di quelli prodotti dall’invecchiamento, che come noto determina una progressiva perdita di volume del volto, a causa della distrofia della cute e del tessuto adiposo, oltre che ad un lento riassorbimento della struttura ossea.
Secondo alcune stime l’acido L-polilattico è stato finora usato in oltre 150.000 pazienti in Europa, Sud America e Australia. Dal 1999 il suo impiego è stato autorizzato in Europa per le correzioni estetiche e patologiche. Nel 2004 l’FDA statunitense ne ha autorizzato l’impiego per la correzione della lipodistrofia del volto nei pazienti affetti da HIV